Giovani protagonisti: un ponte tra Calabria e Toscana

Dalle parole ai fatti. La promessa di Valle del Marro, durante la firma del Patto di amicizia in Toscana, ...

... — «Programmeremo, insieme ai Comuni, ulteriori iniziative mirate a contrastare la povertà educativa» — si è tradotta nel primo campo “Estate! Liberi! – Valdarno”, svoltosi dal 24 al 30 agosto. Una settimana di cittadinanza attiva per otto giovani della Piana di Gioia Tauro, nel segno della memoria, della legalità e del dialogo tra territori.

Incontri formativi, testimonianze, visite ai beni confiscati, attività di volontariato ambientale e momenti di convivialità. Un articolato itinerario, patrocinato dalla Regione Toscana, costruito da Libera e Legambiente Valdarno Superiore, con il contributo di Unicoop Firenze.

L’iniziativa ha visto la luce grazie al Patto di amicizia promosso da Valle del Marro e sottoscritto tra nove Comuni toscani del Valdarno Superiore e i comuni calabresi di Cinquefrondi e Polistena, uniti per promuovere e difendere i valori della Costituzione.



Un ponte tra due territori
Il legame tra Valdarno e Piana di Gioia Tauro non è soltanto geografico o simbolico. Entrambi i territori sono chiamati a confrontarsi con le infiltrazioni mafiose e con i reati ambientali. “La presenza di beni confiscati e il processo Keu, in corso a Firenze, nel quale Libera e Legambiente si sono costituite parte civile, mostrano come le economie criminali non riguardino soltanto determinate aree del Paese.”. A dichiararlo è Sergio Serges, già referente delle due associazioni.

Non è un caso che il più grande bene confiscato alle mafie, la tenuta di Suvignano, si trovi nel Centro-Nord Italia, «La Tenuta è un simbolo del lavoro che facciamo sui beni confiscati alla mafia, ma anche della cultura della legalità e del riscatto. — ha dichiarato Diop vicepresidente della Regione Toscana che ha voluto fortemente incontrare i ragazzi del campo—.È un luogo di cui andiamo particolarmente fieri e orgogliosi».

Alla tenuta di Suvignano, i partecipanti hanno incontrato Goffredo Locatelli, nipote di Marcello Torre, sindaco di Pagani ucciso dalla camorra. Il suo racconto ha restituito la figura di un amministratore che aveva scelto trasparenza e legalità, consapevole del rischio, decidendo di «attaccare i poteri forti» e di mettersi al servizio della propria comunità.

Nello stesso luogo, Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Giulia Bartolini, co-referente di Libera Toscana hanno guidato una riflessione sulle ecomafie e sugli ecoreati. Durante l’incontro è stata ricordata anche l’escalation di crimini ambientali che, nei mesi precedenti, ha colpito la Valle del Marro. Nonostante gli incendi dolosi, la cooperativa ha rilanciato la propria attività agricola e sociale, forte della collaborazione con le istituzioni e in particolare con le comunità del territorio toscano, soprattutto con Unicoop Firenze.«I beni confiscati – ha proseguito Diop - sono la prova tangibile non solo della presenza della mafia nei territori, ma anche del fatto che può essere sconfitta».



Accoglienza e cura
Alla Fraternità della Visitazione, a Castelfranco Piandiscò, i giovani hanno incontrato una realtà che negli anni ha accolto circa 850 donne e bambini con storie difficili. Insieme alle suore hanno riflettuto sul significato della libertà: non un semplice slogan, ma una responsabilità quotidiana da conoscere, difendere e condividere.

Ogni ragazzo ha cercato nella natura un simbolo della parola “libera”: una foglia pronta a volare con il vento, un fiore spontaneo, un ulivo, simbolo di pace. «Il nostro augurio, da persone che credono nei valori di Libera, - ha concluso suor Simona - è di coltivare il sogno di una maggiore giustizia sociale.»

Un’accoglienza speciale anche quella di Antropozoa, una fattoria abitata da curiosi e gioiosi animali, protagonisti essenziali delle attività di cura, ricerca e formazione. «Qui e nell’Ospedale pediatrico Meyer, operiamo a sostegno di bambini con patologie psichiatriche, attraverso il prezioso rapporto con gli animali.»



Beni confiscati e memoria civile
A Terranuova Bracciolini, la visita ai beni confiscati a Giuseppe Priolo, legato alla famiglia Piromalli, ha mostrato concretamente il valore del riutilizzo sociale: una villetta e un capannone restituiti alla comunità. Il capannone è stato intitolato a Giuseppe Valarioti, giovane amministratore di Rosarno ucciso dalla ’ndrangheta nel 1980; la villetta, dedicata alla famiglia Nencioni, è oggi destinata alle emergenze abitative.

Particolarmente commovente è stato l’ascolto del tema scritto dalla piccola Nadia Nencioni pochi giorni prima di morire nella strage di via dei Georgofili. «Mi ha fatto piacere condividerlo con voi e vorrei lo portaste nel vostro cuore» l’invito della zia, Teresa Fiume. Testimonianza che, insieme alla visione del docufilm “Illuminando la Storia”, ha permesso ai ragazzi di comprendere che ricordare non significa soltanto custodire il passato, ma scegliere nel presente da che parte stare.



Ambiente, partecipazione e lotta sociale
Al lago di San Cipriano, i campisti hanno ripulito le sponde dai rifiuti abbandonati, incontrato la polisportiva “Rugiada”, che promuove inclusione sociale e benessere mentale tramite lo sport, e sperimentato l’avventura in canoa. L’attività sul lago, nel brivido della prima esperienza, si è trasformata in un’occasione di collaborazione, fiducia reciproca e riflessione sull’accoglienza.

A enfatizzare il valore della mutua collaborazione tra territori, la cena a Reggello con gli amministratori dei Comuni aderenti al Patto, durante la quale i giovani hanno portato prodotti tipici calabresi da condividere. A seguire lo spettacolo “Non era santo ma i miracoli faceva”, dedicato a Salvatore Carnevale, sindacalista siciliano, il cui spirito combattivo si rafforzò proprio nell’incontro con la grande tradizione sindacale toscana, impegnato nelle lotte contadine e assassinato da Cosa Nostra nel 1955. «Io, Chiara Cappelli e Arlo Bigazzi, abbiamo scelto di raccontare la sua storia di memoria e lotte, di gioventù e allo stesso tempo di grande sacrificio» ha detto Sergio Serges, regista e attore.

«La bellezza di un campo è quella di scoprire nuove realtà, offrire incontri che restano nel cuore e nella mente come una pietra preziosa da tenere stretta, un tesoro da non disperdere» - ha ricordato Pierluigi Ermini, referente del Coordinamento del Valdarno di Libera -durante la visita alle Balze del Valdarno, patrimonio geologico mondiale. «Ascoltare storie diverse - ha aggiunto - significa iniziare a cambiare, liberandosi dai pregiudizi e aprendosi alla comprensione dell’altro.»

Il percorso lungo il Sentiero delle Balze e la visita del Museo Paleontologico di Montevarchi hanno permesso ai campisti di lasciarsi suggestionare dal paesaggio e dalla profondità della storia, ma, allo stesso tempo, di vivere il valore dell’incontro, stringendo nuovi legami e affezionandosi alle persone conosciute. La festa presso l’Oratorio della Parrocchia del Giglio di Montevarchi, che li ha ospitati, ha concluso una settimana intensa e ricca di novità, prima del rientro in Calabria.



Un’esperienza che continua
I ragazzi sono tornati in Calabria profondamente cambiati, con una consapevolezza più matura e una nuova capacità di ascolto, confronto ed empatia. Hanno compreso che il silenzio può diventare complicità, che la paura non deve trasformarsi in rinuncia e che anche parole come “rispetto” possono essere deformate nelle dinamiche mafiose. Hanno inoltre sperimentato, attraverso le testimonianze dei familiari delle vittime, la canoa e le attività condivise, che nessuno può avanzare davvero nella vita senza fiducia, determinazione e unione.

«Chilometro dopo chilometro, incontro dopo incontro, hanno iniziato un percorso dentro una memoria viva, che non chiede soltanto di essere custodita, ma destinata a diventare impegno, responsabilità e scelta» - ha espresso Iolanda Talotta, educatrice sociale Valle del Marro che ha accompagnato il gruppo insieme all’Assessora Roberta Manfrida e al volontario Agheorghiesi George Gabriel del Comune di Cinquefrondi - «Solo attraverso percorsi educativi e sociali di qualità – ha proseguito - sarà possibile formare coscienze consapevoli, alimentare il senso di responsabilità e accompagnare le nuove generazioni verso una crescita solidale, libera e orientata al bene comune.»

«Abbiamo condiviso un percorso uniti dal desiderio di libertà, giustizia, partecipazione e responsabilità. È stato come costruire un ponte tra Calabria e Toscana. Un ponte che sentiamo forte e resistente, proprio come un ulivo, simbolo di entrambe le regioni: radicato nella terra, capace di attraversare il tempo e di rinascere anche dopo le difficoltà.» hanno affermato i giovani partecipanti, Andrea, Antonio, Diletta, Francesco, Giuseppe, Luigi, Michele, Yama.

«Come Valle del Marro ringraziamo i Comuni di Polistena e Cinquefrondi per aver aderito al Patto e sostenuto economicamente l’iniziativa. Auspichiamo che esperienze come questa non rimangano isolate, ma possano ripetersi e diventare accessibili a tutti i giovani calabresi. – ha dichiarato Domenico Fazzari. «Senza dimenticare l’importanza di continuare a offrire opportunità educative ai giovani già coinvolti nel progetto sociale.»