RIFLESSIONI SUL REPORT DELL’OSSERVATORIO DIOCESANO

L'Osservatorio Socio-Pastorale della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi ...

... ha recentemente pubblicato la sua prima ampia indagine interamente dedicata agli adolescenti (13-19 anni) della Piana di Gioia Tauro, intitolata “Dare ragioni per restare. Cosa chiedono i giovani della Piana di Gioia Tauro”.

La sintesi della ricerca non è un bollettino di resa, ma un appello della gioventù alla classe dirigente e alla comunità scolastica, associativa ed ecclesiale: i ragazzi chiedono un patto di corresponsabilità. Non vogliono politiche assistenziali, ma opportunità reali per costruire un domani in Calabria, partendo da investimenti sul merito, sul lavoro dignitoso e sulla creazione di spazi in cui la loro voce possa contare davvero.

Approfondendo i risultati sui quattro ambiti chiave esplorati dal report “Dare ragioni per restare” emerge che:
1. Benessere emotivo e progettualità di vita
I dati mostrano una profonda spaccatura psicologica tra il legame affettivo che i ragazzi hanno con la Piana di Gioia Tauro e la loro proiezione nel futuro:
Il paradosso del restare: I giovani non vogliono necessariamente scappare o abbandonare la propria terra per disamore. Il problema è che non trovano motivi concreti e opportunità sul territorio per potersi immaginare lì da adulti.
L'effetto isolamento: La mancanza di prospettive a lungo termine (solo l'11% vede un futuro stabile in loco) genera un senso diffuso di incertezza e ansia emotiva legato alla necessità quasi obbligata di emigrare per realizzarsi.

2. Fiducia nelle istituzioni e partecipazione civica
Si fa sentire una forte domanda di inclusione a cui le istituzioni locali non sembrano rispondere:
Fattore solitudine: C'è una diffusa percezione di distanza e assenza delle istituzioni politiche e sociali, vissute come incapaci di intercettare i bisogni reali della fascia 13-19 anni.
Potenziale inespresso: Sebbene solo il 14% dei ragazzi sia attualmente attivo in associazioni o nella società civile, il report evidenzia che una larghissima fetta di giovani si attiverebbe volentieri. La barriera principale è l'assenza quasi totale di spazi fisici di aggregazione, centri di ascolto e luoghi culturali adeguati.

3. Cultura della legalità e percezione della criminalità organizzata
La Piana di Gioia Tauro è un territorio storicamente complesso sotto il profilo della presenza mafiosa. Le risposte degli studenti offrono uno spaccato chiaro:
Consapevolezza vs Rassegnazione: I ragazzi riconoscono la presenza e la pesantezza del fenomeno mafioso e della criminalità sul territorio. Non c'è cecità, ma emerge il rischio di una "normalizzazione" o rassegnazione dovuta alla mancanza di alternative economiche e sociali visibili.
Richiesta di educazione alla responsabilità: Il report evidenzia come la famiglia e la scuola e la parrocchia restino i principali (e a volte unici) presidi percepiti come alleati per sviluppare una coscienza civica e una vera cultura della legalità.



“Dal report così ricco di dati – dichiara Antonio Napoli, socio della Valle del Marro e responsabile dei progetti educativi - emerge che i giovani non si schierano tra bianco e nero, ma manifestano sfumature da scandagliare attentamente, riflesso di una fragilità emotiva e progettuale che fa emergere il desiderio di restare, ma solo a determinate condizioni. “

Da qui si possono sviluppare alcune linee di intervento, elaborate dalla Valle del Marro sulla base della puntuale analisi del report.

“Per disinnescare i fattori di espulsione giovanile, – afferma Iolanda Talotta, operatrice della cooperativa sociale – è necessario invertire le tendenze anomiche rilevate e saldare l’azione della Diocesi, delle istituzioni scolastiche, degli enti locali e del terzo settore”.

Le linee direttrici puntano a istituzionalizzare un accompagnamento biografico stabile per i giovani.

Il primo passo consiste nella creazione di strutture permanenti di partecipazione giovanile, come consulte, forum e laboratori di co-progettazione. Non semplici luoghi di ascolto simbolico, ma strumenti attraverso i quali i giovani possano incidere concretamente sulle decisioni delle amministrazioni comunali, contribuendo alla definizione delle politiche che riguardano il loro presente e il loro futuro.

Parallelamente, occorre ripensare i tradizionali percorsi di educazione alla legalità, trasformandoli in occasioni concrete di cittadinanza attiva e monitoraggio civico. I giovani dovrebbero essere messi nelle condizioni di conoscere, analizzare e verificare il funzionamento delle istituzioni e del territorio, partecipando, quando possibile, anche alla gestione e al riuso sociale dei beni confiscati alle mafie attraverso i campi formativi di Libera.

Un altro elemento decisivo riguarda la trasparenza nell’accesso alle opportunità. È necessario promuovere, in ogni campo, protocolli chiari e pubblici per le selezioni, rendendo verificabili criteri, procedure e risultati. L’obiettivo è contrastare quella percezione di favoritismo che rischia di alimentare nei giovani la convinzione che merito, impegno e competenze non siano sufficienti per accedere alle opportunità offerte dal territorio.

La costruzione di una comunità più inclusiva passa inoltre dal sostegno alla genitorialità e alle reti educative di prossimità. Le famiglie non possono essere lasciate sole nell’affrontare le difficoltà legate alla crescita e alla socializzazione dei ragazzi. Servono veri e propri patti educativi di comunità, capaci di mettere in rete famiglia, scuola, associazioni e terzo settore e di condividere una responsabilità comune nella formazione civile delle nuove generazioni.

Infine, è necessario superare la narrazione secondo cui partire rappresenterebbe un destino inevitabile. Questo non significa negare il valore delle esperienze formative e professionali fuori dal territorio, ma rendere visibile anche la possibilità di costruire qui il proprio futuro. Occorre raccontare le esperienze di successo nate nella Piana, valorizzare le eccellenze locali e far conoscere in modo capillare le opportunità e di autoimprenditorialità, formazione e finanziamento disponibili.

“La convinzione forte di Valle del Marro – prosegue Talotta – è che il territorio della Piana di Gioia Tauro disponga di un potenziale umano e di una domanda di futuro che attendono soltanto di essere intercettati dalla comunità adulta, civile ed ecclesiale. Mediante l’offerta di ragioni concrete e infrastrutture credibili possiamo permettere ai giovani di edificare qui il loro futuro e di riutilizzare concretamente i beni confiscati, patrimonio della comunità.”