“Vorrei restare, ma…”

“Vorrei restare, ma…”è la frase che sintetizza il report dell’Osservatorio Socio-Pastorale Diocesano “Il modo in cui i giovani si rapportano al territorio della Piana di Gioia Tauro”. 

L’incontro di presentazione, tenutosi presso la Casa del laicato “Mons. Luciano Bux” martedì 29 settembre 2026, ha visto partecipazione e forte interesse da parte di una qualificata platea di ascoltatori.


Don Pino Demasi, nella sua veste di responsabile, ha spiegato come l’Osservatorio funzioni da “antenna” sui problemi della Piana, per aiutare la Chiesa e tutte le istituzioni a formulare risposte adeguate ai bisogni del territorio. “Bisogna partire dai giovani: una risorsa, spesso considerata invece come povertà.”

“Si è deciso di mettere a fuoco la realtà giovanile, consapevoli che è strategico riuscire ad avere uno sguardo più mirato sulla situazione in cui si trovano i giovani della Piana non solo esternamente, ma anche interiormente.” ha dichiarato Giuseppe Alberti, vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.



Dalle risposte al questionario emerge un grido di aiuto. I giovani sentono venir meno opportunità tangibili per il proprio futuro; ascolto reale da parte delle istituzioni laiche e religiose; dinamiche meritocratiche, messe a dura prova da sistemi di favoritismo clientelare.

“La nostra indagine ha cercato di entrare nel mondo degli adolescenti, ascoltandone percezioni, vissuti e aspettative attraverso quattro temi chiave: il benessere emotivo, la fiducia nelle istituzioni, la cultura della legalità e la percezione del fenomeno mafioso” ha dichiarato Antonio Napoli, membro del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio e socio della Valle del Marro Libera Terra. “I risultati ci restituiscono uno spaccato significativo della realtà giovanile: al tempo stesso, ci pongono una domanda che non possiamo eludere: qual è il mondo degli adulti nel quale questi ragazzi stanno crescendo?” legalità.»

Forte la preoccupazione di Valle del Marro sulla fragile condizione in cui versa il mondo adolescenziale afflitto dalla povertà educativa prima ancora che da quella materiale.

La scarsa incidenza delle esperienze dirette (volontariato, visite ai beni confiscati, progetti sul territorio) conferma quindi una criticità educativa strutturale: senza un passaggio dall’ascolto alla partecipazione attiva, la formazione alla legalità rimane fragile e vulnerabile di fronte alle logiche di potere informale presenti nel contesto.

Emblematica, in particolare, la bassissima incidenza (solo il 2,2%) che hanno le visite ai beni confiscati sulla coscienza giovanile: un’esperienza potenzialmente molto potente dal punto di vista educativo risulta quasi inesistente nella percezione dei giovani.



“Se li ascoltiamo e diamo loro il senso della vita garantendo opportunità concrete, il lavoro non dovranno cercarlo: lo inventeranno”, ha espresso con chiarezza il vescovo Alberti.