LA LEGALITA’ NON SI SPEGNE

"La legalità non si spegne": è questo il titolo dell'iniziativa promossa da Comune di Scandicci, Unicoop Firenze e Città Metropolitana, con il contributo della sezione soci Coop di Scandicci, per raccogliere fondi a favore di due cooperative attive nella lotta alle mafie.

L’appuntamento si è svolto mercoledì 5 novembre alle 18,30 presso l'Auditorium di piazzale della Resistenza, per un apericena il cui ricavato sarà devoluto interamente a sostenere la Cooperativa Beppe Montana e la Cooperativa Valle del Marro.

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Le due cooperative, che coltivano terreni confiscati alla mafia e producono prodotti a marchio Libera Terra, la scorsa estate sono state vittime di incendi di sospetta natura intimidatoria, che hanno colpito duramente la loro attività. Da qui la scelta di contribuire con un'iniziativa di sostegno.

"La legalità non è solo un valore da affermare, ma un impegno quotidiano che deve tradursi in gesti concreti di solidarietà e responsabilità civile – ha affermato la sindaca Claudia Sereni -. Gli incendi che hanno colpito le cooperative sono un fatto gravissimo, un segnale allarmante di come il tema della mafia sia ancora all’ordine del giorno, di come la criminalità organizzata attacchi ancora chi lavora per rigenerare i territori e i luoghi sequestrati. Con questa iniziativa diciamo che Scandicci è al fianco di chi, come le cooperative Beppe Montana e Valle del Marro, è in prima linea per restituire dignità e futuro a territori feriti dalla criminalità organizzata".

Alla serata sono intervenuti anche l'assessore alla Cultura della Legalità Firenza Poli, Alfio Curcio della Cooperativa Beppe Montana di Lentini, Maurizio Pascucci di Fondazione Caponnetto e Giulia Bartolini di Libera Toscana. Da remoto ha portato la sua testimonianza Antonio Napoli della Cooperativa Valle del Marro di Polistena.

“La strategia delle mafie si fa sempre più subdola e determinata: una tattica intimidatoria, sistematica e forse persino unificata. – ha dichiarato Napoli, socio della Valle del Marro. – “Il loro obiettivo è chiaro: ostacolare, con ogni mezzo, la valorizzazione di un bene pubblico come quello che deriva dalla confisca dei patrimoni legati alla criminalità organizzata. La ragione di questa ostilità è evidente: le mafie temono la possibilità di vedere consolidarsi un legame forte e strutturale su questi temi tra l'intervento dello Stato e quello della società civile: un'alleanza che rappresenta la minaccia più grande alla sopravvivenza delle cosche mafiose.

Le mafie cercano di sabotare l’economia cooperativa che si sviluppa su questi beni comuni che sono i beni confiscati, dimostrando in questo modo di temere l'affermazione di un modello economico alternativo. Temono che l’utilizzo sociale dei beni confiscati possa diventare il motore sempre più attivo di una reale redistribuzione della ricchezza che, a lungo termine, indebolirebbe il loro potere. Un potere che ancora si nutre del disagio sociale e delle disuguaglianze, condizioni da cui traggono il consenso che li sostiene.

Per questo, non possiamo smettere di chiedere, con forza e determinazione, un intervento politico e istituzionale che possa supportare e valorizzare ulteriormente le pratiche di riuso sociale. È necessario che venga tutelato il principio risarcitorio che anima queste pratiche, un principio che va a beneficio dell'intera comunità, opponendoci fermamente alle frequenti proposte di vendita dei beni confiscati. Occorre poi garantire il finanziamento adeguato per assicurare la continuità e la sostenibilità delle esperienze di riutilizzo sociale che fanno crescere la comunità.

Perché, alla fine, - ha detto in conclusione Napoli - il riutilizzo dei beni confiscati è molto più di una semplice politica di gestione delle proprietà pubbliche da parte del privato sociale: è una vera e propria politica di comunità, un progetto che si fonda sulla cooperazione e sulla giustizia sociale.”

Prima dell’apericena, nel suo intervento conclusivo, Giulia Bartolini di Libera Toscana ha ricordato che è in corso una campagna di raccolta firme a sostegno della proposta di destinare una piccola percentuale del Fondo Unico Giustizia — nel quale confluiscono le liquidità e i proventi dei beni sequestrati e confiscati alle mafie — al finanziamento e al sostegno dell’uso sociale dei beni confiscati.