UN KIWETO RESILIENTE

Scritto da Valle del Marro on . Postato in 2018

Sul terreno confiscato alla mafia a Sovereto, nel Comune di Gioia Tauro, i lavoratori della Valle del Marro – Libera Terra sono già all'opera per ripristinare il kiweto danneggiato.

La scoperta del taglio e del furto di circa 200 piantine di actinidia, prima di Pasqua, ha provocato rabbia e dolore. Ma non c'è prostrazione. Anzi c'è tanta voglia di fare, di ricominciare, di non darla vinta. E' il morso del più, di cui parla Don Luigi Ciotti. “Di fronte a questi vili atti mafiosi, e a tanta gente che li condanna, sentiamo il bisogno di impegnarci ancora di più” spiega Francesco, uno dei più giovani del gruppo. Dopo i numerosi messaggi di vicinanza e solidarietà ricevuti in questi giorni, il morale è alto. “Ci piace definirci cinciallegre” aggiunge Francesco utilizzando una metafora. “Quei meravigliosi volatili che dopo l'elaborazione del lutto creano nuove relazioni e connessioni. Dobbiamo incrementare la rete sociale”.

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Presto verranno messe a dimora tutte le piantine mancanti. “La mafia distrugge, aspettandosi un passo indietro, una rinuncia” afferma Giuseppe, uno degli operai al lavoro. “E noi ricostruiamo, rilanciamo l'impegno, per difendere la nostra dignità di lavoratori e di persone”.

E già danno segni di una vita tenace, ostinata, quelle piantine salvate anni fa, dalle prime operazioni di recupero. Allora il terreno da poco assegnato alla cooperativa sociale, era un kiweto attorcigliato dai rovi, completamente morto. Le stesse piantine che l'estate scorsa hanno rischiato di non ricevere acqua per i tre sabotaggi dell'impianto irriguo. “Sono l'immagine della resilienza” dice Antonio, uno sei soci fondatori della Valle del Marro. “La nostra comunità ha bisogno di tanto coraggio, soprattutto del coraggio di cambiare”.

L'attività investigativa dei Carabinieri sui fatti denunciati prosegue. E varie realtà associative studiano iniziative a favore della Valle del Marro. “Certamente un sostegno reale alla cooperativa è il consumo critico e responsabile” dichiara Marina, socia fondatrice della Valle del Marro. “I nostri prodotti sono in vendita un po' in tutta Italia, presso le Coop e nel circuito delle botteghe del commercio equo e solidale”.

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Si programmano intanto anche tavoli tecnici e incontri seminariali per porre sotto la lente delle Istituzioni alcuni problemi irrisolti nella gestione dei beni confiscati.“E' la questione del bene confiscato che non è ancora pienamente percepito come bene pubblico e che non è quindi sostenuto con adeguati investimenti pubblici” dichiara con amarezza Domenico, presidente della cooperativa.”Noi non lasceremo questi beni ai nostri figli, ma proviamo a lasciare in eredità una comunità che li sappia accogliere e sappia offrire loro le vere e giuste opportunità.”