Volontari in visita alla Fondazione "F. Seminara" 17/09/2008
Dalla fine di giugno ai primi di settembre, con cadenza settimanale, circa duecento giovani, provenienti da ogni parte d’Italia, hanno visitato la Fondazione “F. Seminara” per conoscere l’opera dello scrittore maropatese.
“I campi antimafia sono l’occasione per ricordare coloro che sul territorio si sono battuti per costruire legalità e giustizia” spiega Antonio Napoli, socio della cooperativa. “Quest’anno tutti i campi di lavoro ( in cui i volontari hanno fatto esperienza della vita del contadino nelle campagne restituite alla legalità) sono stati dedicati alla figura di Fortunato Seminara, testimone, con la sua attività letteraria, della secolare sofferenza delle masse contadine e della loro ansia di riscatto sociale.
“Era anche nostro obiettivo” ha aggiunto Antonio Napoli” far conoscere le positività del territorio, mostrando in particolare le realtà attive nella valorizzazione e diffusione della cultura meridionale. La Fondazione ha, al riguardo, una posizione di spicco per la sua attività di conservazione, analisi e diffusione dell’imponente eredità letteraria lasciata da Seminara”.
Nel “viaggio “ di scoperta della sua opera, nonché dei suggestivi luoghi seminariani (la casa natale, la tenuta di Pescano, il rione delle “baracche”), i volontari sono stati guidati dalla presidente della Fondazione, prof.ssa Caterina Adriana Cordiano che con profondo, instancabile e appassionato spirito di animatrice culturale ha ripercorso, nei vari incontri, le tappe umane e letterarie di questo uomo del Sud. Un meridionalista che ha scelto, con sacrificio, di essere testimone dall’interno del mondo rurale, vivendo in mezzo alla sua gente – i contadini che considerava suoi pari - per tutta la vita.
Di ritorno dalla visita alla Fondazione, una volontaria ha annotato, nel suo “diario di bordo”, una frase di Seminara: “una zolla di terra racchiudeva la speranza del mondo”. Oggi quella frase ha un sapore ancora attuale ed intenso, se gli ettari di terra confiscati alla mafia sono diventati, attraverso il lavoro della cooperativa, luoghi di speranza e di rinascita dove si ricostruiscono dignità e diritti per tutti.
La collaborazione tra la Valle del Marro e la Fondazione era nata due anni fa per una forte sintonia con la vita e l’opera di Fortunato Seminara. Vi è come una sorta di specularità. Da un lato l’impegno dei giovani soci della cooperativa, decisi a restare nel territorio e a scommettere il proprio futuro lavorativo, utilizzando lo strumento dell’impresa creata su terreni recuperati alla legalità. Dall’altro la scelta, fatta dal giovanissimo scrittore, di rimanere con le radici profondamente abbarbicate alla propria terra e operare per il cambiamento, con gli strumenti della letteratura, con il suo impegno letterario.
L’opera di Fortunato Seminara è contraddistinta dalla congenialità dello scrittore al mondo rurale, e da una forte lezione morale derivante dal suo neorealismo. Seminara ha scritto : “sono nato in una regione e in una condizione sociale, la cui realtà dura e drammatica colpì per tempo fortemente la mia fantasia, preservandomi dalle evasioni romantiche”.
Questo tipo di letteratura impegnata, che rappresenta la realtà “in presa diretta e senza veli”, chiede ai giovani di oggi un atteggiamento etico, cioè la volontà di prendere coscienza della realtà , al di là dei luoghi comuni e delle tentazioni di evasione o peggio di disimpegno, e di assumere di fronte ad essa la propria quota di responsabilità.
“L’auspicio è che i volontari in visita alla Fondazione” ha detto Antonio Napoli” approfondiscano la conoscenza di questo autore leggendo i suoi romanzi. Anche la letteratura può fare la sua parte nella lotta alla mafia. Se la subcultura mafiosa è il punto di vista della morte sulla vita, la letteratura deve servire a scegliere la vita, a educare all’amore che ci induce ad ascoltarci e a salvarci”.
Pubblicato da: ValledelMarro Indietro